Progetto gallo cedrone – CEDROGEN
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Progetto gallo cedrone – CEDROGEN

Ambito: Fauna/Avifauna
Durata: 2013 - in corso
Area di interesse: Trento
Enti coinvolti: Fondazione Edmund Mach, Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento

Il gallo cedrone, il più grande tra i tetraonidi, è considerato una specie ombrello, la sua presenza, cioè, è indice di alta biodiversità e salute dell’ambiente in cui vive. Il Parco Nazionale dello Stelvio svolge monitoraggi e studi per meglio conoscere e per poter adottare le migliori strategie di conservazione di una specie così importante e minacciata come il cedrone. Dal 2013 è condotta un’indagine genetica basata su campioni organici che ha permesso di stimare la variabilità genetica all’interno della specie. Un’alta variabilità genetica è indice di una popolazione in grado di evolversi e affrontare i cambiamenti ambientali.

Il gallo cedrone o urogallo (Tetrao urogallus) è un galliforme appartenente alla famiglia dei tetraonidi, di cui è il più grande rappresentante. La specie presenta un marcato dimorfismo sessuale: i maschi si distinguono per il loro colore grigio-ardesia sulla maggior parte del corpo, il blu e verde iridescenti sul collo e gli occhi circondati da un anello di pelle rosso brillante, oltre che dalla lunga coda che viene aperta a ventaglio durante il corteggiamento, le femmine invece sono nettamente più piccole e con una colorazione marrone-grigia.
Il cedrone, che predilige boschi di conifere, anche miste a latifoglie, con soprassuoli di arbusti ricchi e articolati, preferibilmente umidi e maturi e con densità di piante non eccessive, è molto sensibile ai cambiamenti dell’habitat per questo è considerato una specie ombrello: la sua esistenza è prova di alti livelli di biodiversità nell’ambiente in cui vive ed è un indicatore di salute dell’ecosistema forestale. Durante il periodo riproduttivo i maschi si riuniscono in arene di canto, attirando le femmine con peculiari rituali di corteggiamento.
La presenza di cedrone in Italia è quantificabile in 2000-3500 coppie nidificanti, principalmente nelle Alpi. La modifica e la frammentazione degli habitat forestali idonei, il cambiamento climatico e il disturbo operato dall’uomo hanno provocato un calo nel numero e una contrazione della distribuzione della specie negli ultimi anni, arrivando persino a delle estinzioni locali, come è avvenuto nelle Alpi occidentali.
La Direttiva Uccelli, a tutela dell’avifauna selvatica, considera il cedrone come una specie che richiede misure di protezione dell’habitat per sopravvivere.
Le popolazioni nella provincia di Trento hanno mostrato segni di sofferenza portando già diversi enti all’attuazione di piani di monitoraggio e gestione per salvaguardare la specie e studi per meglio comprendere le caratteristiche ecologiche e biologiche della specie.
Tra questi studi però non si erano mai indagati gli aspetti genetici. Per questo, nel 2013, all’interno del Parco e in tutta la Val di Sole, in collaborazione con il Servizio Foreste e Fauna PAT e il Centro di Genetica di Conservazione di FEM, si è svolto un progetto di studio della variabilità genetica del cedrone. I campioni per le analisi genetiche non sono stati raccolti solo sul territorio, ma si sono utilizzati anche campioni storici prelevati dai polpastrelli di animali imbalsamati e da penne presenti in collezioni museali e private. In totale, in questa prima fase sono stati raccolti 307 campioni nelle aree della Val di Sole, Val di Non e Parco di Paneveggio.

In generale, il progetto vuole applicare la genetica molecolare per sviluppare eventuali azioni di conservazione per la specie. Più nello specifico gli obiettivi dello studio sono stati:
- Stima della variabilità genetica della popolazione di cedrone nelle aree studio scelte;
- Valutazione sulle relazioni con altre popolazioni: indagare se sono isolate o se ci sono connessioni;
- Utilizzo del metodo di Cattura-Marcatura genetico per stimare la consistenza della popolazione e valutarne la fattibilità;
La variabilità (o diversità) genetica si manifesta nelle differenze nel DNA che esistono tra un individuo e l’altro. Queste differenze sono ereditarie e sono il risultato di un accumulo di variazioni e mutazioni delle generazioni precedenti. La variabilità genetica è alla base della biodiversità ed è lo strumento necessario alle popolazioni per evolversi ed affrontare i cambiamenti ambientali.
Contrariamente, un impoverimento della variabilità ha effetti negativi sulla sopravvivenza delle specie. Le indagini sulla variabilità genetica sono importanti sia per la pianificazione di azioni di conservazione che di gestione della fauna selvatica poiché permettono di indagare gli effetti di eventi passati, ma soprattutto di prevedere gli effetti futuri dell’azione dell’uomo e del cambiamento climatico.
Grazie ai progressi tecnologici, lo studio genetico è diventato più semplice: non è più necessario un grande quantitativo di sangue e/o tessuti, qualsiasi tessuto contenente elementi cellulari (peli, penne, feci, resti della cova, saliva, ecc.) può essere utilizzato. Questo metodo, quindi, risulta non invasivo per l’animale e può essere utilizzato anche per specie protette che rischiano la vita a causa dello stress durante la manipolazione.
Nel 2019 è stata avviata una seconda fase del progetto, finalizzata ad una raccolta di maggiore dettaglio di campioni in tutte le aree in cui la specie si concentra durante il periodo riproduttivo (arene di canto), per ottenere una stima di dettaglio della numerosità della popolazione di maschi e di femmine e valutare la reale efficienza dei conteggi di norma effettuati al conto entro aree campione. In questa fase si è aggiunto al progetto il Parco Naturale di Paneveggio e Pale di San Martino.
Nelle due aree, oltre a effettuare, come negli anni precedenti, i censimenti primaverili del cedrone al canto e i censimenti estivi (per la valutazione del successo riproduttivo), sono stati raccolti campioni organici (piume/penne, escrementi), in tutte le arene di canto note e in quelle conosciute storicamente, ma di cui non si aveva più notizia della presenza della specie.
Per permettere il confronto tra i risultati ottenuti con le analisi genetiche, rispetto al metodo classico di censimento, all’interno delle aree campione censite è stata effettuato un maggiore sforzo di ricerca e raccolta di campioni.
Nella prima fase del 2013, le analisi genetiche hanno permesso di verificare che sono stati raccolti campioni di 58 individui maschi diversi su un totale di 79 campioni di soggetti maschi raccolti. Le analisi statistiche stimavano quindi la presenza, nel 2013, di 152 maschi di gallo cedrone nell’area delle Valli di Sole, Peio e Rabbi, con un intervallo di confidenza compreso tra 125 e 187 individui. Per le femmine la stima non è stata possibile per il basso numero di campioni raccolti
Dai risultati delle analisi è emerso che la variabilità genetica è alta e che la numerosità della popolazione era soddisfacente. La popolazione è in equilibrio (stazionaria), cioè non presenta segnali di espansione o decremento numerico. Le catene montuose presenti sul territorio non sembrano essere di ostacolo per le popolazioni, poiché le analisi denotano un buon grado di connettività tra aree diverse.
Considerando i risultati che si sono potuti ottenere con le analisi, la raccolta di campioni biologici in modo non invasivo sul territorio si è confermata una fonte efficace di DNA, utile per accrescere le
conoscenze su una specie elusiva come il gallo cedrone.
Nella seconda fase del 2019, in totale sono stati raccolti campioni per le analisi in 34 arene di canto e sono state verificate ulteriori 58 aree in cui è stata confermata la presenza della specie. Complessivamente, grazie all’enorme lavoro degli Agenti del Corpo Forestale Provinciale, sono stati raccolti 1309 campioni organici in Val di Sole. La numerosità dei campioni, che sono attualmente in analisi presso i laboratori di FEM, apre buone prospettive di ottenere risultati significativi per meglio valutare lo stato di conservazione della popolazione.


Ufficio per il Parco Nazionale dello Stelvio
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